
Incontro culturale
Già superati alcuni dei limiti planetari che garantiscono la sopravvivenza sul pianeta
Nell’incontro culturale dell’11 marzo 2025 Dario Zampieri, già ricercatore e docente di Rilevamento geologico e di Geologia strutturale presso l’Università di Padova, da sempre attento alle tematiche ambientali, ha sviluppato il tema della Scienza dei Limiti Planetari, così definita alla fine del 2023 dal Potsdam Institute for Climate Impact Research, che intende aumentare la consapevolezza globale e guidare l’azione per il mantenimento della stabilità planetaria. Infatti, il mantenimento della civiltà umana sul pianeta (sua abitabilità) è possibile entro una finestra molto stretta di condizioni chimico-fisiche, risultato di una storia di miliardi di anni, in cui la vita batterica ha sviluppato un’atmosfera con ossigeno libero, impedendo la fuga verso lo spazio dell’idrogeno e permettendo la formazione di uno scudo di ozono protettivo contro la radiazione ultravioletta proveniente dal Sole, micidiale per la vita animale e vegetale.

Oggi, nel 2025, mancano solo cinque anni al raggiungimento dei diciassette Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile definiti nel 2015 dall’ONU. Nel frattempo, se in alcune aree del mondo qualche obiettivo ha mostrato di migliorare la propria performance, globalmente assistiamo ad un preoccupante arretramento. Le cause principali sono il continuo aumento delle emissioni climalteranti, la pandemia da Covid 2019, le guerre (Ucraina, Gaza, Sudan, ecc). Da ultimo, si è aggiunta la rielezione del presidente Usa Trump, che sta cambiando gli assetti geopolitici del mondo con minacce di destabilizzazione delle forme di cooperazione internazionale faticosamente costruite nel corso del Novecento, ma anche attaccando la scienza, la medicina, la protezione ambientale, la democrazia, nonché i diritti civili delle minoranze. Sembra in sostanza che il mondo sia di fronte a un collasso della civiltà, dove su un pianeta sempre più minacciato dal degrado, che richiederebbe un governo mondiale per far fronte alle enormi sfide ambientali, prevale invece il più forte e il più spregiudicato.
LO SVILUPPO DELLA CIVILTÀ UMANA

La civiltà umana si sviluppa nel periodo Olocene, iniziato appena 11.700 anni fa, alla fine dell’ultima glaciazione. Dopo la rapida risalita del livello marino di circa 60 metri, con la stabilizzazione delle linee di costa, circa 9000 anni fa, la specie Homo sapiens cominciò a praticare l’agricoltura e la pastorizia, a fondare i primi villaggi e a crescere numericamente. Da allora numerose società sono cresciute e si sono estinte, spesso per cause ambientali. I processi di accumulazione e innovazione delle società mercantile e industriale capitaliste hanno assunto una dimensione esplosiva intorno alla metà del secolo scorso, con l’inizio della Grande Accelerazione (proposta di inizio dell’epoca Antropocene, successiva all’Olocene). Tramite la disponibilità crescente di una forma di energia concentrata, economica e facile da maneggiare com’è il petrolio, l’uomo è divenuto un super-agente geologico, in grado di trasformare a una velocità geologicamente spaventosa i processi che garantiscono il funzionamento olocenico del Sistema Terra e quindi l’esistenza della civiltà umana.

SPAZIO DI SICUREZZA OPERATIVA
Lo spazio di sicurezza operativa assicura che i processi cruciali del sistema Terra rimangano entro dei confini che permettono la stabilità, la resilienza e le funzioni che supportano la vita globali. I confini esterni dello spazio di sicurezza operativa di tipo olocenico definiscono i Limiti Planetari entro i quali l’umanità può operare senza causare una significativa distruzione dell’ambiente e quindi dell’umanità stessa. Il superamento di questi limiti spinge il pianeta in una zona di Rischio Crescente dove al peggiorare della situazione certi processi si destabilizzano. Entrando nella Zona ad Alto Rischio si ha il cambio irreversibile delle funzioni che regolano la vivibilità sul pianeta.
FATTORI DI RISCHIO PLANETARI

Sono stati definiti NOVE PROCESSI essenziali per la stabilità del sistema Terra, tutti tra loro interconnessi. Per ciascuno di questi si è anche cercato di definire una o due Variabili di Controllo, cioè dei parametri quantitativi in grado di permettere la valutazione dello stato di evoluzione del fenomeno (per esempio, una delle due variabili di controllo del cambiamento climatico è la concentrazione di CO2 atmosferica, il cui limite è fissato in 350 parti per milione. Ora siamo a 429 ppm, un valore che si aveva 3 milioni di anni fa, ma che continua a crescere anno dopo anno).

I NOVE PROCESSI vengono graficamente rappresentati da altrettanti settori circolari con colore verde al di sotto dei limiti di sicurezza (o spazio operativo di sicurezza) e colore da giallo a viola all’aumentare del rischio. In tal modo è possibile valutare immediatamente lo stato relativo di trasgressione dei limiti di sicurezza.
I SEI (DI NOVE) PROCESSI che hanno superato il limite di sicurezza sono, in ordine di gravità della situazione:
Cambio dell’integrità della biosfera (perdita di specie e della funzionalità degli ecosistemi).
Introduzione di nuove entità (centinaia di migliaia di composti chimici, pesticidi, antibiotici, sconosciuti sul pianeta fino a 70 anni fa e pertanto nuovi in senso geologico).
Cambiamento climatico (aumento dello sbilanciamento energetico del pianeta con innalzamento del livello marino, causati dall’emissione di circa 40 miliardi di tonnellate annue di CO2).
Modificazione dei flussi biogeochimici (Azoto e Fosforo dispersi con l’agricoltura e aggiunti agli oceani, dove causano ampie zone prive di vita).
Cambio del sistema terrestre (deforestazione e uso del suolo).
Cambio dell’acqua dolce (deviazione delle acque blu, o acque superficiali e di falda, nonché delle acque verdi, o umidità del suolo).

I TRE (DI NOVE) PROCESSI che ancora rimangono entro il limite di sicurezza sono:
Acidificazione degli oceani (pericolosa per i coralli e il plancton a guscio calcareo, la velocità con cui avviene desta perciò grande preoccupazione).
Carico degli aerosol atmosferici (il processo meno definibile per carenza di strumenti di misura, con conseguenze sanitarie ma anche climatiche).
Perdita dell’ozono stratosferico (il processo è rientrato entro il limite di sicurezza con l’adozione del protocollo di Montréal, che ha bandito i cloro-fluoro-carburi nel 1987).
PROFONDE CONSEGUENZE PER L’UMANITÀ

Negli ultimi venti anni, 7348 disastri principali collegati col cambiamento climatico hanno causato la morte di un milione e duecentotrentamila persone e perdite economiche di 2970 miliardi di dollari. Siccità e ondate di calore hanno causato la diminuzione dei raccolti agricoli minacciando la sicurezza del cibo, mentre 2,2 miliardi di persone non hanno acqua potabile sicura e 3,5 miliardi mancano di strutture sanitarie, con conseguenti 1,4 milioni di morti annualmente.
Ogni anno sono generati 2 miliardi di tonnellate di rifiuti per la metà non gestiti, che portano ad inquinamento (circa 7 milioni di morti per quello atmosferico). Nel 2023 circa 600 milioni di persone vivevano già al di fuori della nicchia ottimale di abitabilità.

L’ECONOMIA DELLA CIAMBELLA
Oltre alla definizione di un tetto ecologico dello spazio operativo di sicurezza per l’umanità, dato dai limiti planetari fisico-chimici da non superare, nel 2012 l’economista Kate Raworth ha proposto un pavimento di uno spazio giusto, oltre che sicuro. In tal modo, sono stati introdotti anche i diritti fondamentali che garantiscono dignità alla vita umana, come l’accesso all’acqua, al cibo, all’energia, alla salute, all’istruzione, al lavoro, all’eguaglianza, alla rappresentanza politica, ecc.

Lo spazio sicuro e giusto per l’umanità può quindi essere rappresentato da una ciambella con al centro un buco, che è lo spazio di deprivazione dei diritti fondamentali per l’umanità.